India del nord (tour 2011)

Tra le antiche residenze dei maharaja ed i luoghi sacri dell'indusimo . . . viaggio attraverso i luoghi più rappresentativi del subcontinente indiano

 

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pellegrini durante il rito mattutino del bagno lustrale a Varanasi, la città santa dell'induismo

A Varanasi misticismo, religione, sacralità e povertà trovano la loro unificazione simbolica. Visitata ogni anno da milioni di pellegrini, essa  rappresenta per l' Induismo - religione predominate in India con circa l'80% della popolazione dedita a tale culto -  ciò che La Mecca rappresenta per il mondo arabo e l'Islam in generale. Tutta la vita della città, che sorge sulla riva occidentale del Gange, ruota infatti attorno al rito del pellegrinaggio, che prevede il bagno lustrale mattutino, purificatore, e la successiva visita pomeridiana per la preghiera al tempio di Shiva, una delle principali divinità indù a cui la città è dedicata. Questo pellegrinaggio rappresenta un passaggio fondamentale per gli induisti, essendo fortemente radicato nel sentimento religioso dei credenti, con il desiderio di potere, almeno una volta nella loro vita, rendere omaggio con offerte votive alla divinità ed al fiume sacro, prima della 'rinascita' in un'altra esistenza migliore della precedente. Ciò fa comprendere come la città sia un continuo via vai di persone, di anziani, di morenti, malati e derelitti che anelano la possibilità di poter raggiungere la pace interiore ricongiungendosi con lo spirito supremo, nel ciclo continuo di nascita, morte e reincarnazione.

 

 

il bagno lustrale dei pellegrini in uno dei tanti "ghat", le grandi scalinate, con templi e luoghi di culto, che degradano dulle acque del Gange. La cerimonia del 'saluto al sole' si svolge alle prime luci dell'alba; al tramonto ha luogo un' altra suggestiva cerimonia, scandita da suoni, rintocchi di piccole campane ed inni religiosi, con lepuire funerarie in cui vengono arsi i corpi dei defunti. La possibilità di essere bruciati sulle rive del Gange, con le ceneri che vengono poi sparse ed affidate alla corrente del fiume, è considerato un privilegio, riservato solo ai pochi che possono permettersi la spesa della cerimonia funeraria (equivalente a poche decine di euro).

 

Veduta notturna delle pire funerarie dove vengono arsi i corpi dei defunti

Diario di viaggio

 

Il viaggio tra i luoghi sacri dell’indusimo inizia  dalla capitale Delhi. Sono le prime ore della mattinata e la megalopoli indiana, oltre 21 milioni di abitanti, ci accoglie già con tutto il suo frastuono, il sovraffollamento ed il traffico caotico che non ha eguali in nessuna altra parte del mondo. Folla straripante che invade ogni angolo, migliaia di ciclorisciò colorati che sfrecciano e scampanellano per le vie, incuneandosi tra gli ingorghi di un traffico da incubo, vecchissimi autobus e camion Tata carichi all’inverosimile di passeggeri, merci di ogni genere, capre e maiali. Perchè gli animali in India fanno parte a pieno titolo del contesto e del paesaggio urbano! Non mi riferisco solo alle mucche sacre che vagheggiano indisturbate per le strade della città, rovistando tra gli onnipresenti cumuli di rifiuti accantonati ai bordi, sonnecchiando tra le arcate  o entrando indisturbate nei negozi, ma anche alle migliaia di capre che si incontrano per le vie dedicate al mercato. Per non parlare dei simpatici e talvolta dispettosi babbuini che scorrazzano  tra i tetti, i cornicioni e le vetrate dei vecchi palazzi in decadenza, come avviene nella Old Delhi e nelle grandi città del Rajasthan; un capitolo a parte meriterebbero i ratti, non tanto per l’intensità della loro presenza costante, ma anche perchè  considerati sacri ed oggetto di venerazione, come avviene nel famoso Karni Mata Temple a Bikaner, nel Rajasthan occidentale. E’ la giornata di domenica, e sulla Chandini Chowk si anima uno dei mercati più pittoreschi ma soprattutto più affollati del globo! Il traffico sembra impazzito, prendere un taxi è un’idea scellerata, meglio ricorrere al mezzo di trasporto più diffuso nel paese: il ciclorisciò con gli esili conducenti che vi portano dappertutto per una manciata di rupie o, tutt’al più, il motorisciò, una sorta di furgoncino Ape che qui viene adattato al trasporto di persone, con la struttura in verde e la cappotta gialla. Una massa multicolore sfila davanti ai nostri occhi, persone di ogni ceto e religione, induisti e musulmani, cristiani e buddisti, bambini dai volti sorridenti e fanciulle esili dai grandi occhi colorati di henné, mendicanti  e sacerdoti, monaci  che dispensano benedizioni in cambio di un obolo ed, ancora, storpi e malati, gente che viene dalla campagna e dalla enorme periferia per vendere qui i loro prodotti, donne avvolte nei coloratissimi sari ed uomini sikh con il turbante, la barba ed i capelli annodati .... questa è ancora oggi l’India autentica  che si rivela al visitatore, al di là di ogni falsa aspettativa che possa essere generata dai dati sullo sviluppo economico (il paese registra tra i più elevati tassi di incremento del PIL al mondo) o dalle favole della grande industria cinematografica di Bollywood.

 

L'imponente facciata del "Forte Rosso", interamennte in arenaria (Old Delhi)

Delhi, dove ci fermiamo appena una notte, merita senz’altro una visita la parte vecchia e sicuramente più caratteristica della città, conosciuta appunto con il nome di ‘Old Delhi’ e che si distingue dalla ‘città nuova’, costruita in epoca successiva dagli inglesi, in gran parte anonima e residenziale. Percorriamo la Chandni Chowk, la supercongestionata arteria principale, che ci conduce ai due luoghi di principale interesse, l’immenso Forte Rosso (‘Red Fort’) risalente al XVII secolo, espressione dell’antica grandezza della dinastia dei Moghul che qui elessero la capitale dell’impero, e la ’Jama Masjid’ o Moschea del Venerdì, la più grande moschea islamica dell’India, straordinaria opera di architettura, che si presenta con un alto muro di cinta interrotto da tre grandi porte decorate, quattro alti torrioni posti ai vari angoli, due minareti ed un vastissimo cortile interno sul quale si affacciano gli edifici di culto, con una alternanza di arenaria rosa e di pregevoli strutture e decorazioni in marmo bianco.

 

 

 

Khajuraho

Il nostro itinerario prevede a questo punto il trasferimento (in aereo) nello stato del Madhya Pradesh (Province Centrali), nella di Khajuraho. In questo ridente e soleggiato villaggio sorge un parco archeologico, annesso al patrimonio dell’Unesco, tra i più interessanti del nostro viaggio, con un gran numeri di templi medioevali risalenti al periodo compreso tra il IX e l’XI secolo. Si tratta di 22 templi (degli originari 85 costruiti nell’area) che si sono conservati in buone condizioni, in massima parte di stile induista (solo alcuni di essi sono invece jainisti), edificati su alti plinti decorati e dalle mirabili strutture architettoniche. 

 

Di pregevole fattura le sculture ornamentali che adornano i vari templi, con scene di vita di corte, di battaglie, di fanciulle danzanti, animali e mostri mitologici. Ma questi templi sono soprattutto famosi per le numerosissime sculture a soggetto erotico, ispirate all’arte del Kamasutra. non è facile resistere ai tantissimi ragazzini e venditori ambulanti che Vi proporranno l’acquisto di libretti ed opuscoli, tradotti in tutte le lingue, con le figure del famoso testo sulla tecnica del sesso.

 

Sveglia poco dopo l’alba per il lungo trasferimento verso quella che rappresenta una mèta imprescindibile per tutti coloro che decidano di effettuare un viaggio in India, la città di Agra con il suo monumentale Taj Mahal.

Il trasferimento verso Agra è estenuante, considerato i quasi 200 km che percorriamo in pullman su strade dalle condizioni pessime per raggiungere la località di Jhansi, dove prenderemo un treno per l’ultimo tratto finale sino a destinazione. La pesantezza del viaggio è mitigata da alcune soste, dove abbiamo modo di visitare alcuni piccolissimi villaggi rurali che si trovano disseminati lungo il tragitto, con l’opportunità di scoprire da vicino la vita di tutti i giorni di queste diffusissime comunità, dedite esclusivamente alla agricoltura e all’allevamento del bestiame. Ci accoglie il benvenuto dai tantissimi bambini sorridenti, che ci precedono e corrono giocosi ai piedi nudi sul selciato delle anguste stradine, saltando tra le pozzanghere e felici di ricevere qualsiasi cosa si possa loro offrire. Qui la vita scorre ancora in maniera semplice, scàndita dai ritmi del giorno e della oscurità, senza pretese, lontana dal traffico e dai ritmi stressanti imposti dalla ‘civiltà del progresso’.

 

foto sopera e sotto: il Palazzo Reale (Raja Mahal") ad Orcha

Lo splendido complesso monumentale del Taj Mahal (Agra), annoverato tra le nuove sette meraviglie del mondo moderno.

Al monumento, cui si accede attraverso varie e monumentali porte di ingresso che si affacciano su un elegante giardino interno diviso da una lunga vasca longitudinale, appare sullo sfondo come un grande miraggio di un bianco abbagliante, che va materializzandosi contro l’azzurro intenso del cielo e che si riflette sullo specchio d’acqua antistante. Sorge su un imponente piedistallo alto da solo circa sette metri, e delimitato da quattro eleganti ed imponenti minareti ai quattro angoli. La facciata del mausoleo rivela tutta la sua maestosità, interamente realizzata in marmo bianco decorato con intarsi e pietre preziose, con eleganti motivi floreali che sono entrati a far parte dello stile dell’artigianato locale. Tutta la zona intorno ad Agra è infatti famosa per la produzione di sculture marmoree, che riprendono i motivi del celebre monumento, secondo una secolare tradizione che viene tramandata tra gli artigiani locali.

 

...una storia d'amore

l’imponenza e la bellezza del famoso Taj Mahal giustificano da sole l’intero viaggio nel subcontinente indiano. Il Taj Mahal è il simbolo dell’India, ma è anche il più grande monumento all’amore che sia mai stato realizzato. Fu fatto edificare dal grande imperatore Shah Jahan della dinastia dei Moghul - che governò l’India settentrionale nel periodo massimo del suo splendore tra il XVI ed il XVII secolo - in ricordo della propria moglie preferita Mumtaz Mahal. Stravolto dal dolore per la sua perdita prematura (la principessa morì ancora giovane dando alla luce il loro 14° figlio), l’imperatore decise di immortalarne il ricordo in questo maestoso mausoleo, per la cui costruzione occorsero parecchi anni e l’intervento di migliaia di artigiani e scultori provenienti da ogni parte del mondo.

 

Forte di Man Singh - Amber (Jaipur)

Dedichiamo gli ultimi giorni del nostro tour al Rajasthan, situato nella parte nord occidentale dell’ India, una regione che offre tantissimi itinerari e spunti per una visita e 
che può tranquillamente essere oggetto di un viaggio specifico, facendo tappa nella varie località, ricche si storia e di tradizioni, che si trovano disseminate su tutto il suo territorio. Il Rajasthan è la terra dei sontuosi edifici e palazzi appartenuti ai principi feudali ed ai maharaja, delle imponenti fortezze, delle lussuose residenze (haveli) risalenti all’epoca d’oro ed oggi aperte ai visitatori, degli edifici dalle straordinarie forme architettoniche e dai grandi saloni cerimoniali. 
 E’ la terra degli elefanti (straordinario l’Eelephant Festival di Jaipur, che si tiene nel mese di marzo in occasione della ricorrenza religiosa che segna l’inizio della primavera, con i pachidermi agghindati con nastri e con vistose decorazioni colorate su tutto il corpo); è la terra arida e desertica e dei cammelli, nella parte più occidentale del paese (deserto del Thar), ma anche il paese dei colori e dei contrasti, come si può ammirare nelle vesti sgargianti indossate dalle donne induiste o nei tanti manufatti dell’ artigianato locale, che va dai gioielli alle pietre preziose lavorate, dai tappeti alla ceramica ed ai tessuti ricamati.
 
Jaipur - definita la ‘città rosa’, per il colore tenue con cui furono ridipinti tutti gli edifici della parte vecchia della città in occasione della visita nella capitale del principe di Galles Edoardo VII nel 1883 - trascorriamo gli ultimi due giorni del nostro tour.
E’ una splendida giornata di sole e l’azzurro denso e saturo del cielo accentua il contorno delle colline dove è arroccato il celebre Forte di Man Singh, nella vicina località di Amber. 
L’antico Forte si raggiunge a dorso di elefanti, tantissimi pachidermi docili e vistosamente decorati, che vengono abilmente condotti dai guidatori locali su per la salita lungo le pendici della collina, in un continuo andirivieni che è diventato il business dei proprietari delle scuderie. Per la discesa dal Forte, invece, si ricorre alle più confortevoli (ma certamente meno caratteristiche e fascinose) jeep, che attendono le centinaia di turisti alla porta di uscita del forte. Il tragitto di andata è già uno spettacolo; ci lasciamo cullare, comodamente seduti sul dorso dei pachidermi, ammirando dall’alto il sentiero tortuoso che conduce sino al Forte, tra i barriti degli animali ed i tanti portali di difesa, attraverso i quali incediamo, che si trovano posti lungo il percorso. Entriamo nel palazzo in maniera regale, attraversando la grande Porta del Sole (Suraj Pol), che ci introduce in un ampio spazio/cortile interno, pieno di elefanti che hanno appena finito il percorso, pronti a ridiscendere per un altro carico di visitatori. Proseguiamo a piedi per ammirare gli splendidi atri dell’edificio-fortezza, la grandi sale destinate alle udienze del maharaja, le porte d’argento o di legno intarsiato d’avorio, gli ‘zenana’, ossia la zona dell’ harem destinata alle mogli ed alle concubine, lo splendido Sheesh Mahal (Palazzo degli Specchi), con le pareti ed il soffitto interamente decorati con migliaia di piccolissimi frammenti di specchio incastonati.
 

il Palazzo dei Venti, sullo sfondo, visto dall’interno del City Palace (Jaipur)

A Jaipur, prima dell’ ultima immersione nella vita dell’affollatissimo bazar per l’immancabile acquisto di qualche oggetto da portare a ricordo, visitiamo il grande City Palace, uno straordinario complesso, tuttora residenza del Maharaja locale, dove si possono ammirare, tra i tanti eleganti edifici che lo compongono, diversi musei, sontuose sale di rappresentanza ed il celebre Jantar Mantar, una vasta area in cui sono dislocati diversi strumenti astronomici risalenti al XVIII secolo, realizzati in pietra, e tutt’oggi in gran parte utilizzati per il calcolo dell’ora locale, per determinare la posizione degli astri e tanto altro. Sullo sfondo, svetta superba la sagoma del Palazzo dei Venti, lo straordinario edificio (facente parte del complesso del Palazzo di Città) a forma di ventaglio, dallo spessore minimo, e con le innumerevoli finestre dalla singolare forma architettonica che si affacciano sulla strada del bazar e dal cui interno le donne dell’harem potevano sbirciare la vita brulicante del mercato locale che si svolgeva al di fuori del loro dorato isolamento.

Testo e foto di Santi PANE

 

Da Khajuraho al Rajasthan

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