TOUR DELLA NAMIBIA (2009)

La Namibia è un paese straordinario. E’ una terra vergine, disabitata, dove vivono appena due milioni e mezzo di abitanti in un territorio che è grande tre volte l’Ialia! E’ un ambiente rude e pieno di contrasti, a tratti ostile, come le la sua famigerata Skeleton Coast o il  deserto del Namib, tra i più antichi  ed aridi del mondo. E’ stata la terra dei cercatori di diamanti, della cui era sopravvivono alcune città fantasma, e del colonialismo tedesco nell’Africa sud-occidentale, il cui retaggio è ancora evidente nelle testimonianze architettoniche e nelle forme culturali.

 
 

Tra i posti più inospitali, con i caratteristici rami isolati e secchi, il DEADVLEI (lago morto) presenta una temperatura che di giorno supera abbondantemente i 40 gradi

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Diario di viaggio

Arriviamo a Windhoek nelle primissime ore del mattino, dopo un comodo volo notturno. La  capitale sembra un pezzo di Baviera trasferita nella lontana regione meridionale dell’Africa. Edifici in mattoni rossi, chiese con campanili a guglie ed elementi architettonici che sono una chiara testimonianaza del passato coloniale tedesco nella regione.  Giusto il tempo  di fare conoscenza con Andrea, un giovane veneto che viveva lì da anni,  che si rivelerà una buona guida per tutto il nostro tour  ed un eccellente guidatore della  Toyota double cab che ci trasporterà lungo tutto il nostro itinerario. Non c’è tempo per visitare meglio la città, i trasferimenti sono lunghi e quindi subito in partenza in direzione sud ovest, verso le porte del grande Kalahari. Attraversando la linea del tropico del Capricorno giungiamo, dopo circa 3 ore e mezza di auto su percorsi per lo più sterrati, al confortevole lodge che abbiamo scelto come prima tappa del tour. Passiamo per sconfinate (e caldissime) praterie, con piccole dune di sabbia rossa che si colorano al tramonto di incredibili ed accese tonalità. Siamo solo alle porte del grande deserto del Kalahari, un nome che evoca leggende, una terra desolata, arida, una grande distesa di prateria secca che tuttavia ospita diverse forme di vita, come abbiamo modo di constatare già durante il nostro primo breve safari esplorativo, incontrando antilopi, orici (l’animale simbolo della Namibia), gazzelle e struzzi. L’inizio è davvero promettente, rilassati ad osservare il tramonto con il sole che scompare all’orizzonte tra le piccole dune di terra rossa, sorseggiando un gin tonic! La prima sera al nostro confortevole lodge ci viene offerta una inaspettata cena a lume di candela, allietata alla fine del pasto dai cori gospel intonati dalle cameriere e dal personale del resort. Dino rimane colpito dal modo tutto particolare con cui ‘schioccano’ la lingua, secondo una fonetica che è comune a gran parte dei dialetti dell’Africa del Sud. La temperatura della  sera è frizzante e nella volta del cielo brillano migliaia di stelle. Sveglia alle sette per il trasferimento verso l’altipiano centrale ed il deserto del Namib. Facciamo tappa, lungo il percorso fatto di strade sterrate e piste, all’Hammerstein Camp, un luogo dove i ghepardi vivono in cattività (è una fondazione di ricovero e cura dei felini feriti) e che riusciamo persino ad accarezzare! Ci fermiamo per la notte al Desert Homestead, un piccolo lodge nel bel mezzo di una vasta prateria, incastonata  tra i rilievi del Namib, visbili sullo sfondo. Il lodge vanta una attrezzatissima scuderia e quindi ci mettiamo subito d’accordo per una epica passeggiata a cavallo, tra springbok ed orici. Un pick up, a nostra insaputa, ci seguirà lungo il percorso e, quando ci fermiamo al tramonto, autista e staff aprono delle sedie ed un tavolino da campo, su cui approntano degli  stuzzichini, strisce di carne secca, birre e cocktail ... della serie che ci sentiamo come il Robert Redford della mia Africa! 

 
 

Sveglia all’alba, un po’ indolenziti per la luna cavalcata del pomeriggio precedente. Non c’è tempo di compiangerci per i dolori alle gambe ed al fondoschiena, ci  attende uno dei luoghi fondamentali del nostro viaggio: il deserto del Namib, il più antico del pianeta, con le sue dune altissime che si susseguono all’infinito, tra gli spettacolari effetti di luce e di ombra. L’impatto con le dune di Sossusvlei ci toglie il fiato: montagne altissime di sabbia che si stagliano contro l’azzurro del cielo, con l’arancione intenso della sabbia che viene esaltato dalla luce delle prime ore del mattino. La temperatura supera i 40°; il Namib èun ambiente ostile ed arido, non per questo privo di numerose specie di animali che vi si sono adattate: struzzi, orici e soprattutto insetti e tante specie di lucertole ed assimilate, sviluppando mirabili tecniche di sopravvivenza in un ambiante così estremo.

 
 

le increduibili dune di Sossusvlei. Il deserto del Namib è il più antico dela Terra. Dune altissime si susseguono una dopo l'altra, tra gli starordinari effetti di luce ed ombra accentuati alle prime luci del mattino
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Pranzo a sacco. Andrea ci propone un fuori programma, qual- cosa di speciale: ci trasferiamo verso una striscia pianeggiante di sabbia poco distante che funge da minuscola pista di atterraggio, su cui insiste  qualche piccolo hangar, non lontano da quello che dovrebbe essere uno dei pochi resort della zona. Dobbiamo verificare la disponibilità ma, in men che non si dica, concordiamo il prezzo e firmiamo, un pò riluttanti per la verità,  le necessarie dichiarazioni liberatorie di responsabilità. Facciamo la conoscenza di David, giovane pilota sudafricano di velivoli Cessna,  in camicia bia nca e pantaloncini corti color kaki. Lo vediamo allontanarsi verso un minuscolo hangar (ma è poco più di un garage!), aprire i portelloni e trainare fuori un minuscolo, quanto affidabile, Cessna 206, capace di 4 posti (perfetto per noi) ... e comincia così una delle esperienze più belle ed indimenticabili dei miei viaggi, la traversata in volo del deserto del Namib sino alla Skeleton Coast. Un volo di quasi un’ora e mezza, andata e ritorno, a bassa altitudine, tra i 100 e i 4200 piedi. Nino (il terzo del gruppo), grande viaggiatore, non finisce di stupirci: prende posto a fianco del pilota  ed armeggia con i doppi comandi della plancia (disattivati!) ... ci rivela che aveva fatto un breve corso di pilotaggio, senza pratica, e che forse sarebbe stato in grado di pilotare il velivolo! Lo spettacolo delle dune viste dall’alto, con i loro giochi di ombre e di luce così accentuati nelle ore pomeridiane, che si susseguono una dopo l’altra, ci stordisce letteralmente;  la saliva si secca in bocca, non so quanto per la paura o per l’emozione! David le asseconda, plana vicino alle creste e poi si rialza.  Le dune sembrano farsi  più dolci dopo un certo tempo  di volo,  si appiattiscono fino a sembrare dei lievi rilievi di sabbia, una tenue nebbiolina confonde l’orizzonte e di im- provviso, quasi senza accorgecene, svaniscono di colpo, precipitando letteralmente nelle acque dell’Oceano! E’ la Skeleton Coast, luogo tra i più rudi ma straordinariamente belli della costa atlantica namibiana, tristemente nota ed  insidiosa per i naviganti che qui, nel corso dei secoli, vi hanno fatto naufragio.

 

 

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The Desert Homestead Lodge (Namib Naukluft Park). Nel mezzo di una immensa praterie dalle infinite sfumature di giallo, sullo sfondo dei rilievi desertici del Namib, si presenta con scenari mozzafiato ed un surreale silenzio. Alle prime luci dell'alba, veniamo svegliati dal rumore degli orici e sprinbook che si spingono sino alla porta del nostro bungalow.

incontro con i ghepardi in cattività all'Hammerstein Camp

Lasciamo a malincuore lo straordinario paesaggio del Namib, gli scenari del Sossuvlei, i silenzi e la surreale tranquillità del nostro lodge, avvolto in una immnesa prateria di colore giallo oro, con i timidi gruppi di orici e springbok che durante la notte si spingono sino alle porte dei nostri alloggi. Ci svegliamo alle prime luci, in una magica atmosfera di totale coinvolgimento con la natura; ci attende di nuovo un lungo trasferimento, oltre 350 chilomteri di pista. riattraversando la linea del tropico del Capricorno per raggiungere le località costiere di Walvis Bay e di Swakopmund, ridenti località di villeggiatura che risentono fortemente del passato coloniale tedesco, di cui ne è evidente testimonianza lo stile archi- tettonico degli edifici presenti. Walwis Bay sorge su una grande insenatura naturale e rappresenta l’unico porto commerciale lungo le centinaia di miglia di costa inospitale. Un breve passagio dalle sue saline, con le straordinarie sfumature e gradazioni di colore che vanno dal viola al verde, dal giallo all’arancio. L’attività di estrazione del sale risale alla prima metà del secolo scorso e l’intera zona, oggi riserva naturale, ospita una grande quantità di uccelli e di fenicotteri. Qui abbiamo anche modo di incontrare un gruppo di donne Himba, una minoranza etnica che vive per lo più nella parte nord-occidentale del paese, ma che sono venute sin qui a vendere chincaglieria e piccoli manufatti artigianali della loro regione.  Le dune sabbiose,  che si affacciano direttamente sulla baia, ci offrono l’occasione per un divertente saliscendi a bor- do della nostra 4x4.  Ma il pezzo forte della giornata è  l’escursione in barca all’interno della baia di Walwis. La grande insenatura è spesso avvolta da spessi strati di nebbia, per effetto dell’incontro delle correnti atlantiche con l’aria secca dell’entroterra desertico, le cui propaggini si affacciano sin sulla costa. Ma siamo fortunati e troviamo una splendida giornata di sole che ci permette di godere appieno del paesaggio e della vista delle varie specie di volatili, che non disdegnano di gironzolarci sopra e tutt’intorno alla nostra imbarcazione. La zona ospita anche molti delfini ed una vastissima colonia di otarie, una delle quali, incredibile ma vero, riesce persino a saltare sulla piattaforma abbassata a poppa della nostra barca, attratta dalla prospettiva di ricompensa con qualche piccolo pesciolino offerto dall’equipaggio!

 
 

La costa atlantica: Swakopmund e Walwis Bay

Walwis Bay si affaccia sull'Oceano Atlantico.E' una grande insenatura naturale e rappresenta l'unico approdo (e porto commerciale) lungo centinaia di miglia di costa inospitale. La baia, che ospita molte specie di volatili ed una vastissima colonia di otarie, è spesso avvolta da spessi strati di nebbia, per effetto dell'incontro delle correnti atlantiche con l'aria secca dell'entroterra desertico,le cui propaggini si affacciano sin sulla costa

Proseguiamo in direzione nord, verso il parco nazionale dell’Etosha. Il trasferimento è lungo, circa 500 chilometri attraverso lo Spitzkuppe ed i monti Erongo. A metà strada si verifica un piccolo inconveniente … perdiamo liquido dal sistema frenante e siamo costretti ad una sosta forzata, risoltasi fortunatamente in meno di due ore, con  la sostituio- ne della nostra auto. Nel primo pomeriggio,  registriamo il  tanto atteso ingresso all’Anderson Gate del parco Etosha … ed è subito safari! Sono giorni dedicati interamente all’osservazione della variegatissima specie di fauna e volatili, girovagando tra le numerose pozze d’acqua che sono vitali per la maggior parte degli animali che vi si raggruppano in tutte le ore del giorno, soprattutto durante la stagione secca invernale. La riserva è una delle più grandi del continente; un quarto della sua superficie (circa 5000 chilometri quadrati, grande quasi una volta e mezza la nostra  Valle d’Aosta),  è occupata da una vasta depressione salina, semidesertica (Pan di Etosha), conosciuta anche come il “luogo dei miraggi”.  Per il resto,  è caratterizzata da  vaste zone di boscaglie di mopane ed acacie spinose, la vegetazione prediletta dagli erbivori, dai predatori e da numerosissimi  branchi di elefanti.  Al tramonto alcune pozze si popolano letteralmente di questi enormi erbivori, che vi si  radunano dalla boscaglia circostante, con intere famiglie di elefanti che procedono lentamente, con i piccoli protetti dalle madri e dalle grandi femmine del branco. Non ci facciamo mancare un safari notturno, dove la quiete della notte è interrotta dal ruggito di un leone in lontananza e dove un leopardo emerge dalla macchia e ci studia con circospezione, a pochissimi metri dalla nostra jeep. La nostra avventura volge al termine; lasciamo la riserva per dirigerci nuovamente verso sud, nella regione dell’Otjiwarongo, non prima però di avere visitato una piccola riserva di ghepardi e di esserci messi sulle tracce del grande rinoceronte bianco.

 
 

il Parco Etosha - guarda il video (dur. 4' 30")

L'Etosha è una delle riserve più grandi del continente. Un quarto della sua superficie (circa 5000 kmq, quasi una volta e mezza la Valle d'Aosta) è occupata da una vasta depressione salina-desertica chiamata "Pan di Etosha", conosciuta anche come 'luogo dei miraggi'.

  • I dati del nostro tour

    - oltre 2000 km percorsi, in massima parte su piste e strade sterrate
    - pernottamenti in lodges, restcamp ed alberghi (Swakopmund)
    - voli Air Namibia (via Frankfurt)

  • I nostri Lodge

    - Kalahari Anib Lodge (Kalahari)
    - Desert Homestaead ((Namib)
    - Okaukejo Rest Camp (Etosha)
    - Halali Rest Camp (Etosha)
    - Frans Indongo Lodge (Otjiwarongo)