ISOLE DELLA GRECIA

Possono un cielo azzurro, una pensione imbiancata ed una taverna restituire la serenità dell'anima?

 

Assos, Cefalonia

Adoro le isole della vicina Grecia, con il profumo di timo, le scogliere a strapiombo sul mare, i villaggi con le case bianche ed azzurre, i tavolini colorati sul lungomare, i minuscoli porticcioli di pescatori con le reti da pesca gialle sbrogliate sulla banchina, le taverne nascoste nel pendio di una dolce collina, con il loro pergolato e gli alberi di olivo. Parecchi anni fa mi innamorai di Cefalonia e della vicina Lefkada, e da allora non ho smesso di visitarle. Vorrei tanto sostare in uno di quei monasteri assolati che si ergono solitari su un costone Adoro le stradine acciottolate adorne di bouganville, le tranquille piazzette di un villaggio sonnolento, con la chiesetta e l’orologio del campanile che segna il lento scorrere del tempo nelle giornate di sole. Mi piace fermare l’auto (ed il tempo) sul ciglio di quei tornanti da cui si godono panorami mozzafiato sulle baie e sulle coste tormentose dell’Egeo. roccioso a picco sul mare blu, e sedermi su un ceppo di fronte ad uno di quei preti ortodossi dalla lunga veste nera, la folta barba e lo sguardo profondo di chi ha imparato a trovare la serenità interiore ed a distinguere le cose che contano da quelle che non lo sono! Vorrei scrutarlo negli occhi, tra i folti ricci crespi della sua lunga barba, e trovare in essi qualcosa, una ispirazione o una forza, che mi strappi via dai futili trenini delle feste, dai cotillon e dalla noia del quotidiano perché … passiamo tanto tempo dietro a cose vane ed effimere mentre perdiamo pezzi della nostra vita! Vorrei … prima che tutti i capelli diventino bianchi!

 

Porto Katsiki, Lefkada (isole ioniche)

SPORADI

Skiathos, Skopelos e Alonissos

ALICUDI, storia d'altri tempi!

Alicudi è “isolata”, è la più lontana delle isole Eolie da raggiungere. Un minuscolo porticciolo con un piccolo agglomerato di case ed un monte vulcanico su cui si affacciano isolate casette e piccoli terrazzamenti. Ci abitano stabilmente meno di 90 persone. Il barcaiolo che ci porta lì da Lipari ci spiega che ci vivono diversi “artisti”, ma lo dice con quella inflessione di sufficienza tipica del siciliano che a volte appare borioso: qualche pittore che “imbratta tele” e qualche scrittore alla ricerca di solitudine ed ispirazione.
Alicudi è tutta lì, almeno quando si è ancora fuori dal periodo dell’alta stagione. Attracchiamo che è meta pomeriggio; ci accolgono due cani scodinzolanti, dal pelo lungo e bene in carne, mentre due muli stazionano pigri più in là dopo il molo. Un gruppetto di pescatori armeggia con le reti da sbrogliare, tra le barche tirate a riva, di pietra e ghiaia nera. Non ci sono strade ad Alicudi, né mezzi di locomozione, a parte i muli. Il nostro alloggio è alto sulla collina sovrastante; per raggiungerlo occorre “scalare” 350 altissimi gradini costruiti con sassi e pietra lavica, a mo’ dei muretti a secco. Impossibile portare con sé un peso eccessivo che vada oltre lo zaino con quello che è strettamente necessario (a meno che non si ricorra ai predetti muli) e decidiamo dunque di lasciare sulla barca il resto del nostro bagaglio. Del resto ci fermiamo solo una notte e la mezza giornata dell’indomani per il programmato trekking sino alla vetta di Filo dell’Arpa (650 m s.l.m.), forse il modo più autentico per scoprire queste isole, tra sentieri selvaggi e vista mozzafiato sull’arcipelago. La faticosissima salita sino al nostro alloggio è ripagata dall’incontro con l’anziana Rosina, una ultraottantenne che trova ancora gioia e spirito nell’accogliere i turisti. Ci racconta che stavolta non ha tempo di preparare direttamente il pane, com’è solita fare durante l’inverno, e lo fa arrivare direttamente con i muli, perché “troppo impegnata” per l’accoglienza dei turisti che cominciano ad arrivare in questi primi giorni di giugno … e poi ogni mattina si fa la sua buona dose di dura scalinata per raggiungere alcuni terrazzamenti più in alto, dove crescono vitigni e coltiva capperi e qualche ortaggio.
L’alloggio è davvero spartano (da fare storcere il naso al “turista” in vacanza), le camere sono imbiancate, con letti di reti e materasso, qualche mobile e qualche sedia (che fa anche da comodino), ma il pezzo forte è la cena che ci viene servita nel luminoso locale che fa da sala comune e che si affaccia sulla collina, con una vista strepitosa su tutte le Eolie e su albe da incorniciare. Pietanze d’altri tempi, su cui primeggiano antipasti di polpo, caponate alla siciliana, fave con verdure e finocchietto selvatico, una soffice frittata con patate ed altri ingredienti alta almeno 3 centimetri ed una enorme ciotola di coccio su cui troneggia la più fantastica pasta alla norma che abbia mangiato negli ultimi decenni. Ovviamente non manca il secondo di pesce, occhiate alla brace appena pescate dal figliuolo di Rosina che, ovviamente, fa il pescatore nell’isola.
I love Alicudi! 
 

La Ragazza con il surf

La spiaggia era di quelle battute dal vento, con la sabbia compatta e solcata da mille rughe plasmate dalla brezza di mare. Una di quelle spiagge in gran parte deserte e con poca gente intorno, che sono la mèta prediletta del popolo dei surfisti, giovani nomadi che viaggiano con la propria carovana e le vecchie roulotte sino alle coste più remote del continente, là dove soffia il vento più propizio. Giovani che sognano di cavalcare l’onda giusta, per i quali il surf è diventato uno stile ed una filosofia di vita che ricorda molto quello degli hyppies dei lontani anni sessanta. Se non sei uno di loro, ti senti quasi a disagio quando ti trovi in una di quelle baie che sono di loro dominio.

Lei spunta da una qualche parte della spiaggia, non so da quale direzione venisse; indossa una leggerissima muta nera, sbiadita dalla salsedine. Avrà i suoi venticinque anni, o forse qualcuno di più. La fisso, o forse è lei che incrocia con i suoi occhi il mio sguardo .... sono occhi azzurri, con qualche sfumatura di verde; sono occhi che non guardano...

Il suo corpo è un riflesso del suo rapporto privilegiato con il mare e le onde; incede sicura, le sue agili gambe sembrano assecondare la irregolarità del suolo sabbioso, avanza verso la sua mèta ... il mare davanti a lei, che sembra risponderle con il luccichio abbagliante dei riflessi del sole.

Porta i capelli al naturale, sciolti sulle spalle, di un colore biondo acceso, bruciati dalle tante ore trascorse al sole. Capelli ribelli, che non sono stati certamente bruciati sotto i caschi dei saloni di bellezza. Anche la sua pelle è bronzo, abituata a convivere con il sole che brucia.

Io cerco i suoi occhi, li fisso per un istante ed è come immergermi in un mare di onde turchesi, onde che si infrangono spumeggianti sulle spiagge sabbiose di remote isole oceaniche...vedo le coste del Queensland, i litorali ventosi della portoghese Sagres, le coste con le dune battute dal vento di Tarifa e Playa de Bolonia.

Quello sguardo mi rapisce, mi sento travolto da quell'azzurro profondo, con le orbite che sembrano sentieri che delimitano il mondo esterno. Mi trovo incapace di resistere, come avvolto e trasportato in un viaggio senza mèta.  Quel suo sguardo fugace mi offre un mondo onirico, fatto di azzurri e di verdi, di sole bruciante, di palme e di coralli.

Perdermi.... Si!, voglio perdermi, trascinato dal vento della surfista con i capelli sciolti ed il corpo abbronzato che sa guidare il vento. Sono dentro quel turbine di sensazioni e sentimenti, tormentato ed allettato nel contempo, scopro nuovi orizzonti, l'isola che non c'è!

Magica lampedusa!

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